GREEN PASS, E’ UN ESCAMOTAGE COSTITUZIONALE?

GREEN PASS, E’ UN ESCAMOTAGE COSTITUZIONALE?

Dal 15 ottobre e fino al 31 dicembre 2021, il GREEN PASS (  Certificazione verde Covid-19 )  sarà obbligatoria nei luoghi di lavoro pubblici e privati.

La data del 31 dicembre è legata al termine di cessazione dello stato di emergenza.

 È quanto prevede il decreto-legge n. 127 del 21 settembre 2021 "Misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione dell’ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening", approvato dal Consiglio dei ministri il 16 settembre 2021  e  pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Il Green Pass viene rilasciato dal Ministero della Salute al sussistere di una delle seguenti condizioni: vaccinazione con entrambe le dosi, ove previste, per la durata del certificato di 12 mesi; guarigione dalla Covid, con durata di 9 mesi; tampone con esito negativo valido per 48 ore (72 ore, come previsto dalla legge di conversione del decreto-legge di agosto, ma solo a seguito di tampone molecolare). 

Cosa succede se  il lavoratore non è  in possesso del Green Pass?

L'art. 1, co. 6 e art. 3 co. 6 del decreto prevede che “  Il personale di cui al comma 1, nel caso in cui  comunichi  di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19 o  qualora risulti privo della predetta certificazione al  momento  dell'accesso al luogo di lavoro, al fine di tutelare la salute e la sicurezza  dei lavoratori nel luogo di lavoro, e' considerato assente ingiustificato fino alla presentazione della predetta  certificazione  e,  comunque, non oltre il 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello  stato  di emergenza,  senza  conseguenze  disciplinari  e  con   diritto   alla conservazione del  rapporto  di  lavoro.  Per  i  giorni  di  assenza ingiustificata  di  cui  al  primo  periodo  non   sono   dovuti   la retribuzione ne' altro compenso o emolumento, comunque denominati”.

L’art. 1 commi 7 e seguenti prevedono sanzioni in capo ai datori di lavoro in ipotesi di omesso controllo, con  sanzioni amministrative da euro 600 ad euro 1.500.

Nel  settore privato e per le aziende con meno di quindici dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta, e non oltre il predetto termine del 31 dicembre 2021.

Ma il Green Pass è uno strumento  costituzionale?

Secondo molti cultori del Diritto, il Green Pass è INCOSTITUZIONALE, in quanto VIOLA, i seguenti articoli della Costituzione:
  1. Art. 1 Costituzione, secondo il quale “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Nel caso in esame, l’accesso al lavoro viene limitato SOLO ai possessori del Green Pass.
  2. Art. 2 Costituzione, secondo il quale “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Il divieto di accesso ai luoghi di lavoro, per assenza del Green Pass, limita la garanzia che la Repubblica appresta all’individuo in un ambito sociale.
  1. Art. 3 Costituzione, secondo il quale “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
L’assenza del Green Pass riduce la pari dignità dell’individuo nell’ambito sociale e lavorativo: solo chi ha il Green Pass può lavorare e guadagnare.

Inoltre, condizioni economiche e sociali disagiate possono influire sulla possibilità di vaccinarsi e di ottenere il Green Pass, con lesione di quella parità e dignità decantata dall’Art. 3 Costituzione.
  1. Art. 4 Costituzione, secondo il quale “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
Con il Green Pass, il diritto al lavoro viene limitato e garantito soltanto a chi si è dotato della certificazione verde.
  1. Art. 35 Costituzione, secondo il quale “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”: il lavoro è limitato soltanto a chi ha il Green Pass.
  2. Art. 36 Costituzione: “ Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”; la retribuzione viene garantita soltanto a chi lavora, escludendo chi non è in possesso del Green Pass, che non può lavorare e non viene retribuito.
Molti autori, ravvedono nel Decreto Legge istitutivo del Green Pass anche la violazione dell’art. 16 Costituzione, che limita la possibilità di viaggiare all’interno del territorio nazionale, dell’art. 34 Costituzione in tema di Diritto all’istruzione, dell’art. 41 Costituzione, in tema di libertà di impresa.

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La posizione sopra esposta, è contrastata da tutti coloro che ritengono legittimo e costituzionale il Green Pass, partendo proprio dall’art. 16 Costituzione, il quale sancisce: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”.

Tali autori affermano che le misure di contenimento dell’emergenza sanitaria, previste nella seconda parte del primo comma dell’art. 16 Costituzione, rendono legittima ogni iniziativa del Governo, anche in tema di imposizione del Green Pass.

 Inoltre, sempre coloro che ritengono l’imposizione del Green Pass costituzionalmente legittima, basano le proprio tesi sull’art. 32 Costituzione che  tutela il Diritto alla Salute delle Persone:  “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

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Ebbene, anche la posizione dei “Costituzionalisti” del Green Pass si presta al fianco di fondate critiche, da un punto di vista prettamente  giuridico.

L’Art. 16 Costituzione, prevede che la libertà di circolazione, può essere soggetta a limitazione restrizioni “   che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”.

Nel caso in esame, le limitazioni sono state previste con un Decreto Legge e non con una Legge.

Il Decreto Legge è sì una norma di rango primario equiparata alla Legge Ordinaria, ma il  decreto legge costituisce un caso eccezionale e sporadico di suo esercizio in capo al Governo. Da titolare del solo potere esecutivo, in questo caso diventa temporaneo affidatario della funzione (mai del potere) legislativo. La dottrina ritiene che il decreto legge costituisca esercizio di un’eccezionale competenza affidata al Governo per fronteggiare casi straordinari a cui non si potrebbe, altrimenti, provvedere tempestivamente.

Lo stesso art. 77 Costituzione,  sancisce che  “in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge”, i decreti-legge, i quali “perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione”.

Nel caso in esame, l’eccezionalità è esclusa in radice dallo stesso provvedimento approvato il 21 settembre 2021, che detta misure che entrano in vigore il 15 ottobre 2021, ossia un mese dopo!? 

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Parimenti l’art. 32 della Costituzione, impone una diversa lettura.

L’art. 32 prevede: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Ciò significa che la Costituzione CONTEMPLA la possibilità di IMPORRE alle persone l’obbligo di un trattamento sanitario obbligatorio ( come il VACCINO), attraverso una legge ordinaria; già successo in passato con la vaccinazione contro il vaiolo,   introdotta in Italia a fine '800, sospesa nel 1977 e poi abolita nel 1981.

Riteniamo incostituzionale, invece, l’adozione di un escamotage,  il GREEN PASS, strumento per rimuovere paletti alla propria libertà, e che induce le persone  a sottoporsi a quel trattamento sanitario che la stessa LEGGE NON VUOLE IMPORRE.




Concludendo, il GREEN PASS può essere ritenuto uno strumento incostituzionale sotto molteplici aspetti; è uno strumento  subdolo, che induce a vaccinarsi per acquisire quelle libertà negate da un Decreto Legge; era preferibile  una LEGGE che prevedesse l’obbligatorietà del Vaccino, e che avrebbe anche sancito UNA  TUTELA PER TUTTI COLORO CHE SI SOTTOPONGONO  ALLO STESSO  VACCINO, proprio come sancito dall’Art. 32 Costituzione.

Ad oggi, infatti, il vaccino non è obbligatorio per legge, ma chi non si vaccina ha una serie di libertà limitate. Se invece la persona si vaccina, ri-acquista quelle libertà, ma a discapito di un diritto alla salute connotato da incertezze; lo Stato non tutela gli esiti negativi della vaccinazione, non avendola imposta per legge; gli esiti negativi  restano a carico della persona,  costretta a firmare un modulo di consenso di eventuali  effetti negativi del vaccino, modulo che probabilmente non comprende e non condivide, ma che firma per ottenere il GREEN PASS.
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